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AUTISMO


Come per le altre sindromi legate ai disordini dello sviluppo, l'Orecchio Elettronico aiuta il bambino autistico per favorire la sua apertura verso il mondo

 

L’autismo è un disordine dello sviluppo che diventa evidente generalmente durante i primi tre anni di vita. Secondo l’Osservatorio Nazionale Autismo, che fa capo all’Istituto Superiore di Sanità, si stima che in Italia l’autismo si presenti approssimativamente in 1 bambino su 77 e appare in progressivo aumento. Esso è inoltre un disordine dell’integrazione sensoriale e della comunicazione.

Per Tomatis l'autismo è una sorta di "generico multiforme" per il quale esiste sicuramente un tronco comune ma anche mille e un dettaglio che suscitano altrettanti quadri clinici così quanti sono i bambini autistici e che mettono in evidenza altrettante disorganizzazioni relazionali nella vita di coloro che ne sono coinvolti. Tomatis evita di entrare nella discussione circa l'organicità o meno di questa sindrome come pure non parla di eventuali fattori genetici. Egli punta subito all'essenziale mettendo in evidenza l'elemento maggiore dell'autismo e che si ritrova a essere in stretta relazione con il suo lavoro. Questo elemento, questo segno essenziale è il seguente:

il bambino autistico non ascolta

In un suo scritto sull'autismo del 1986 Tomatis spiega il suo punto di vista sulla sindrome, facendo notare che importa poco sapere perché il bambino autistico non ascolta.

Egli ha un buon udito sicuramente, così almeno mostra, ma in qualche modo, da qualche parte si cela un rifiuto ad ascoltare. Rifiuto non voluto, sia ben chiaro. Le conseguenze di ciò però non si fanno attendere. Rifiutando di ascoltare, cioè di integrare il linguaggio, il bambino vivrà in un universo nel quale la parola sarà esclusa. […] In questo modo l'autistico vive intensamente e paradossalmente in un mondo acustico-sonoro nel quale ogni significato semantico è eliminato. Benché possa udire una mosca volare, egli non è capace di percepire il suo nome quando lo si pronuncia anche standogli vicino. Le cose avvengono come se ci fosse uno sfaldamento tra il sentire e il percepire. L'azione passiva, quella che lo lascia immerso nei suoni, sussiste a volte in maniera anche eccessiva, mentre il passaggio verso la vigilanza, da dove emergerà la coscienza, non si realizza. […] Gli autistici sono assaliti da tantissime stimolazioni senza che alcuna di esse entri in una strutturazione categoriale. Sentono ma non ascoltano. Guardano ma non vedono. Producono dei suoni ma non parlano. Il loro mondo circostante è paradossale, senza fili conduttori, senza una sintesi nei passaggi da un avvenimento a un altro. Questi bambini si rassicurano alla loro maniera attraverso degli stereotipi che li fissano su sé stessi dando contemporaneamente loro una parvenza di realtà comportamentale.

Il mondo si presenta a essi senza unità, senza sviluppo. La loro visione è fatta di una successione di cliché separati. I suoni si manifestano come delle sequenze ripetitive senza che nessuna di esse riesca ad avere alcun riferimento alla parola. Se anche una sola parola fosse percepita semanticamente, la sindrome sparirebbe. Non si tratta, come purtroppo si vede spesso, di addestrare un bambino a pronunciare delle parole.

L'esperienza clinica con un grande numero di bambini autistici ha portato Tomatis a pensare che quello che bisogna stimolare in essi è il desiderio di comunicare. E questo desiderio, così profondamente radicato nell'uomo, si aggancia su uno degli organi più precoci nel loro sviluppo che è l'orecchio.

Il lavoro con il metodo Tomatis consiste nel cercare di suscitare il desiderio di comunicare tramite il risveglio dell'ascolto. Con l'invio di suoni appositamente studiati e fatti passare attraverso l'Orecchio Elettronico il bambino è invitato acusticamente a ripercorrere le tappe del proprio sviluppo psicoaffettivo per favorire la ritessitura della trama comunicazionale.

Tra le reazioni constatate, quelle della vita neurovegetativa sono in genere le prime a manifestarsi e in maniera sensibile:

  • il sonno diventa più tranquillo, con attenuazione e spesso sparizione di incubi
  • l'appetito si normalizza; il bambino che mangiava poco si mette a mangiare di più mentre quello che divorava chiede meno cibo. Inoltre, tende a essere meno selettivo sui cibi.

 Altre cose si modificano sul piano del comportamento:

  • il bambino in generale diventa più affettuoso, in primis con la madre. Cerca il contatto, ama mettersi sulle ginocchia, carezzarla. Accetta più facilmente di essere toccato.
  • a volte, al contrario può accentuarsi il rigetto della madre, senza capirne le cause e senza che il bambino sappia perché.
  • di tanto in tanto il bambino autistico si mette a piangere in maniera disperata. Questo passaggio è importante e bisogna lasciarlo fare. Non sa perché piange. Questi pianti però riescono a fargli sormontare uno stato di dolore. Si consola lui stesso per il fatto stesso di piangere.

 

Le persone autistiche soffrono spesso di dolore a causa delle loro ipersensibilità multiple. Molte di esse sono ipersensibili ai suoni. L’intensità del dolore può essere a volte insopportabile. Alcuni indicatori di questa ipersensibilità sono:

  • coprirsi le orecchie con le mani
  • scoppi di collera, dovuto alla frustrazione di dover combattere costantemente con i suoni
  • ripetizione delle stesse parole, frasi o affermazioni. Probabilmente un modo per calmarsi o stabilizzarsi di fronte a una massa di suoni percepiti come intensi o confusi.

Tomatis spiega questa ipersensibilità con il fatto che questi bambini sono più sensibili al suono attraverso la conduzione ossea e cutanea che attraverso la via timpanica (via aerea). I suoni raccolti dal corpo però arrivano al cervello senza essere filtrati, creando così un "rumore", che, senza il corrispettivo timpanico, diventa irrilevante e va a incrementare il rumore di fondo che aggredisce il bambino. Così, quando si lavora con persone con sindrome autistica, ipersensibili ai suoni, la prima cosa che si cerca di fare è di bilanciare la conduzione ossea rispetto alla percezione timpanica. In questo modo i suoni possono essere elaborati in maniera più efficace.

Poiché tutti i nostri sensi sono correlati tra loro, succede spesso che riducendo l’ipersensibilità ai suoni, si attenuino altre ipersensibilità come quella mostrata dalla difesa tattile, dall'evitamento oculare e l’avversione verso cibi con diverse sfumature di sapori.

Diventa chiaro così che la riduzione dell’ipersensitività e la regolazione dell’integrazione sensoriale sono tappe chiave nell’aiutare il bambino autistico a riconnettersi alla sua famiglia e al suo ambiente, inducendolo a uscire progressivamente dal suo guscio protettivo. Questo miglioramento dell'integrazione sensoriale permetterà inoltre al bambino di rispondere meglio ad altre terapie che prima risultavano inefficaci proprio per la mancanza di una possibilità di contatto attraverso i sensi.

Tra le ricerche scientifiche sull'efficacia del metodo Tomatis nei problemi di autismo è da segnalare quella svolta dalla dr.ssa Joan Neysmith-Roy del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Regina (Canada). Si tratta di uno studio in doppio cieco con sei bambini (maschi) diagnosticati autistici profondi. Lo studio ha confermato l’evidenza clinica che i bambini autistici traggono beneficio dal metodo Tomatis. Alla fine del trattamento, tre (50%) di questi bambini hanno mostrato cambiamenti significativi nel comportamento. Di essi, uno non è stato più considerato autistico; gli altri due sono passati da una forma di autismo profondo ad una forma di autismo più lieve. Gli altri tre bambini non hanno mostrato cambiamenti significativi. Di particolare interesse è stato, che cinque dei sei bambini trattati hanno mostrato anche un significativo miglioramento nei comportamenti dell'area prelinguistica, come l'adattabilità al cambiamento, la capacità di ascolto, la comunicazione non verbale e la capacità di risposta emotiva.

Molte famiglie di bambini autistici hanno notato che il metodo Tomatis porta ad una migliore qualità della vita grazie alla stimolazione dello sviluppo dei prerequisiti dell'apprendimento, rendendoli più capaci di beneficiare dei programmi specializzati di socializzazione e di educazione. 

 



Bibliografia per saperne di più sul metodo Tomatis applicato all'autismo:

• Tomatis A., Considérations sur l'autisme, Paris, Centre Tomatis 1986

• Tomatis A., L'orecchio e la vita. Ibis, Como-Pavia, 2013
 

• Neysmith-Roy, J. M. (2001). The Tomatis method with severely autistic boys: individual

  case studies of behavioral change. South African Journal  of Psychology, 31 (1), 19-28. 

• Kershner, J., Cummings, R., Clarke, K., Hadfield, A., & Kershner, B. A. (1986). Evaluation of the

  Tomatis Listening Training Program with learning disabled children. Canadian Journal of Special

  Education, 2, 1-32. 

• Kershner, J.R., Cummings, R.L., Clarke, K.A., Hadfield, A.J., & Kershner, B.A. (1990). Two-year

  evaluation of the Tomatis listening training program with learning disabled children. Learning

  Disabilities Quarterly, 13, 43-53.


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