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ASCOLTO, POSTURA E LINGUE

Adattato da:

 A Tomatis: Siamo tutti nati poliglotti, Edizioni Ibis, Como, 2003

 C. Campo: Introduzione al metodo Tomatis, Università degli Studi di Ferrara, 2002

 C. Campo: Il metodo Tomatis, Riza Scienze, nov. 2007


Ascoltare è un processo che investe globalmente il nostro organismo, caratterizzando in modo specifico anche la postura: ciò spiega i nessi psicologici esistenti tra postura eretta, equilibrio e orecchio. Ma investe in qualche modo anche la differenziazione etno-linguistica, ancorando il linguaggio all'ambiente specifico in cui viene parlato

 

 Per chi conosce gli studi di Tomatis, l'affermazione per cui verticalità e linguaggio vanno nell'uomo di pari passo è scontata. Per chiarire però questo aspetto sarà bene aprire una parentesi, accennando all'evoluzione filogenetica dell'orecchio partendo dalle specie animali inferiori per risalire via via fino all'uomo (Figura 4). La parte più profonda e più complessa dell'orecchio sappiamo che è l'orecchio interno. Esso è un apparecchio composto da un centro che controlla l'equilibrio, il vestibolo e dalla coclea, la quale è lo strumento di analisi dei suoni e di ricarica energetica. È una specie di guscio pieno di liquidi e tappezzato di cellule sensoriali. Se ne può osservare un abbozzo molto primitivo nell'idromedusa, un organismo molto semplice in cui si può notare un nervo laterale. Questo nervo presenta otto centri che sono otto centrali energetiche e che funzionano sotto l'azione della corrente d'acqua. Nel corso dell'evoluzione della specie, questo sistema, pur restando fondamentalmente lo stesso, si perfeziona e si arricchisce di un apparecchio di orientamento. In certi pesci, a questo nervo laterale si aggiunge il tubo laterale. Si tratta d un tubo che parte dall'occhio e che circonda il pesce. Lo ritroviamo su entrambi i lati dell'animale. Esso è pieno d'acqua in quanto è munito di aperture che gli permettono di essere in comunicazione con l'ambiente esterno. Questo tubo funziona come generatore di energia che viene distribuita sotto forma di impulsi nervosi, permettendo così al pesce di muoversi. Il tubo laterale è punteggiato di aperture e si accompagna a un nervo chiamato nervo laterale.

Per funzionare come generatore di energia, questo tubo laterale che è pieno d'acqua, è tappezzato di cellule sensoriali chiamate anche cellule ciliate. Queste sono delle cellule munite di ciglia disposte a piccoli ciuffi. L'acqua che passa nel tubo fa vibrare le ciglia a frequenze molto alte. Le stimolazioni così ottenute sono allora trasmesse al nervo laterale, che a sua volta le converte in impulsi nervosi.

Questo stesso tubo laterale risponde anche a una seconda funzione. Se l'agitazione delle ciglia genera energia nervosa, l'angolo che queste ciglia formano con la superficie del tubo varia a seconda degli spostamenti del pesce. I movimenti di queste ciglia permettono così al pesce di conoscere la natura dei suoi spostamenti e le forze della corrente. Ad esempio esso sente se sta scendendo o se sale verso la superficie.

Lungo la catena dell'evoluzione e già in certi pesci, la linea laterale si contrae e si rinchiude per diventare la vescicola otolitica. Il primo vantaggio che deriva da ciò che sopprimendo tutta la lunghezza della colonna d'acqua si elimina anche il fattore di inerzia che quest'ultima rappresenta.

Allo stesso modo della linea laterale, la vescicola otolitica funziona esattamente come l'antico tubo laterale, con delle cellule ciliate immerse in un mezzo liquido. Allo stesso modo della linea laterale, la vescicola otolitica è sensibile alle variazioni degli spostamenti dei liquidi che sono ormai racchiusi all'interno. Per aumentare questa sensibilità essa è corredata di una piccola massa calcarea, una specie di sassolino, e ogni volta che l'animale gira la testa, questa massa calcarea cambia posizione e fa muovere i liquidi che la circondano generando così energia e misurando in qualche modo i suoi spostamenti.

La vita acquatica non poneva in pratica alcun problema di pesantezza, ma dal momento in cui l'animale esce dall'acqua per vivere immerso nell'aria, gli è necessario rendere più complesso il suo apparecchio per rispondere a bisogni energetici maggiori e per controllare ormai sempre meglio la sua verticalità. A voler giudicare dal percorso seguito dall'evoluzione, sembra che la postura verticale costituisca per il momento lo stadio più economico dal punto di vista del dispendio di energia vitale e il più

 

 

redditizio in termini di produzione energetica. Nel serpente la vescicola otolitica diventa più complessa e si scinde in un sacculo, che ha il compito di controllare la verticalità, e un otricolo che assicura l'orizzontalità dell'animale. All'otricolo si aggiunge un abbozzo di canali semicircolari il cui ruolo sarà quello di controllare i movimenti rotatori. Anche se l'apparecchio diventa più complesso la sua funzione rimane essenzialmente la stessa, cioè quella di generare energia e di controllare i movimenti.

I materiali utilizzati non sono cambiati, sono cellule ciliate che si muovono in un liquido. Quando compare in certi animali una parte nuova che si chiama laghena, si può osservare che alcuni di questi animali rialzano sensibilmente la testa. La laghena è sviluppata al massimo negli uccelli, nei quali si trova un abbozzo di orecchio medio.

Alla laghena subentrerà la coclea, la cui presenza determina la verticalità. Essa è anche lo strumento specifico di analisi dei suoni .

Sono questi diversi elementi a formare nell'uomo il labirinto, cioè l'orecchio interno. Esso è un generatore di energia e al tempo stesso permette di controllare tutti i movimenti del corpo. Naturalmente l'orecchio da solo non servirebbe a niente. Esso è rinchiuso in un guscio che l'ha modellato, che si chiama labirinto osseo; da esso emergono dei nervi che partono dall'otricolo , dal sacculo, da ciascuno dei canali semicircolari, per costituire quello che si chiama nervo vestibolare che a un certo punto ha un ganglio e prosegue fino a formare i nuclei vestibolari. Questi sono quattro e funzionano esattamente come un cervello primitivo. Grazie ai nervi che partono dai nuclei

vestibolari, vengono raggiunti tutti i muscoli del corpo, nessuno escluso.

Ogni volta che si è obbligati ad assumere una postura o una posizione d'equilibrio qualsiasi, grazie all'intervento dei due labirinti, viene inviata un'informazione ai muscoli a tal fine. Ogni muscolo rinvia l'informazione per avvertire della posizione e del suo stato. Questo ritorna in un relais intermedio che si trova nel cervelletto, collegato al vestibolo tramite i nuclei vestibolari. Tutti i movimenti muscolari passano quindi attraverso il labirinto.

Chiudiamo questa parentesi filogenetica e anatomo-fisiologica e, alla luce di quanto detto, vediamo di mostrare il collegamento tra linguaggio e postura. Per utilizzare al meglio le migliaia di cellule ciliate dell'orecchio interno, vestibolo e coclea devono essere orientati nello spazio in maniera tale che l'otricolo si trovi in posizione orizzontale e il sacculo in posizione verticale; è questa la posizione che dà il maggior numero di stimolazioni a livello alle cellule. E’ in questa posizione che si ha la maggiore stimolazione cerebrale. Ed è la testa che posizionandosi correttamente pone il labirinto disposto secondo questi assi e la buona postura della testa dipende da una buona distribuzione delle forze tensionali che mantengono il corpo in verticale. Questa verticalità a sua volta viene attuata per mezzo del circuito vestibolo-cervelletto-sistema muscolare.

Un orecchio quindi che riesce ad ascoltare bene e soprattutto i suoni acuti, favorisce, attraverso la cibernetica vestibolare, una buona verticalità. Il linguaggio, che si aggancia alla capacità molto fine, acquisita dall'orecchio umano, di analizzare le piccole differenze tonali corrispondenti ai vari suoni contenuti nella lingua, necessita di un buon ascolto e di una buona verticalità .

Se si cerca, infatti, di parlare stando carponi e se si prosegue per molto tempo il discorso in questa posizione insolita, comincia a farsi sentire un fastidio il quale non è affatto legato all'apparente scomodità della situazione, ma alla difficoltà di mettersi all'ascolto. Per Tomatis, infatti tendere l'orecchio è anche tendere tutto il corpo all'ascolto e per fare questo è necessario offrire all'informazione le parti più sensibili della persona. La parte anteriore dell'epitelio dermico-corporale è la più ricca in fibre sensoriali capaci di captare, in una certa misura, le sensazioni corrispondenti alle pressioni. Questa rete sensoriale riesce anche a trasmettere le informazioni al sistema scheletrico aggiungendo così una trasmissione ossea alle stimolazioni informazionali. Da questo momento, l'ascolto migliora e trasforma l'atteggiamento posturale, mentre quest'ultimo permette a sua volta all'ascolto di perfezionarsi grazie al messaggio che comincia ad arrivare in maniera più fedele. Le azioni, reazioni e controreazioni cocleari e corporali detengono nel loro meccanismo le chiavi più importanti della verticalità. Queste evolvono in parallelo con il linguaggio che non è altro, per Tomatis, che la traduzione biologica dell'atto di ascoltare. In effetti, tutto lascia intravedere che esiste dapprima un dialogo sordo nei bassi-fondi della struttura linguistica, seguito da un linguaggio familiare fatto di condizionamenti rispondenti a delle necessità immediate, a questo succede la lingualità socioculturale che dovrebbe essere l'affermazione della funzione dell'audizione e permette in una certa misura di accedere alla comprensione dell'insegnamento, del quale essa è il vettore. Infine, in uno stadio ultimo, appare il linguaggio riflessivo prodotto da un ascolto profondo, iniziando un dialogo con il pensiero stesso fino all' ottenimento di una secrezione verbalizzata che non è altro che il pensiero nella sua sostanza o il "logos incarnato", parafrasando Tomatis.

 

Linguaggio e immagine corporea

 

La correlazione intima tra l'orecchio e l'immagine corporea globale passa attraverso il loro punto di giunzione: il linguaggio. Questo è frutto dell'ascolto ed esige, per essere controllato, affermato, condotto fin nelle sue più piccole modulazioni, che l' orecchio sia aperto e che lo sia fino all'ascolto. Il che non è poco, in quanto esso (l'ascolto) introduce il campo cosciente in una dimensione reale.

Al fine di organizzare questo dispositivo particolarmente delicato, l'orecchio guida, per non dire impone, tutto un montaggio corporale a livello della sua rappresentazione mentale, riflesso dell'immagine corticale. Così la persona che arriva ad acquisire un linguaggio idealmente espresso, e già è molto che ci si possa accedere, finisce per installarsi in un'attitudine posturale che risponde a

un atteggiamento ideale, che può raggiungere colui che parla seguendo delle norme giudicate eccellenti. Il fenomeno è ancora più chiaro nei cantanti e negli attori che si trovano, per ragioni professionali, messi in condizione di dover acquisire una emissione perfetta riguardo suoni che devono sapere fortemente controllare. Le posture sono molto rivelatrici e permettono di comprendere, in questo caso, la necessità di una tenuta scenica ben definita in vista della realizzazione di un atto che esige una perfezione di esecuzione. Con l'Orecchio Elettronico, l'apparecchio inventato da Tomatis per rieducare l'ascolto, è facile vedere dei cambiamenti posturali in funzione delle modificazioni uditive introdotte. Effettivamente, imponendo grazie a delle bascule elettroniche un'audizione ricca in frequenze acute, si osserva, al momento che la fonazione si anima, una correlazione posturale notevole. Si nota soprattutto un raddrizzamento della colonna vertebrale e una apertura sensibile della gabbia toracica; accanto a ciò si constata anche la ricerca di una migliore rettitudine dorsale grazie a una rotazione del bacino per anteroversione della parte pubica. Nello stesso tempo, il viso si distende e si mobilizza in modo armonioso, non teso, mentre la voce si illumina. È molto difficile osservare, ad esempio in classe, un bambino che segua attentamente le lezioni stando sdraiato sulla sedia. E sarebbe complicato mettere in moto il meccanismo dell'ascolto mantenendo tale postura. Inoltre, chi parla ha la sensazione di essere ascoltato quando il suo interlocutore si tiene in una postura diritta e non quando si mostra come afflosciato su se stesso.

Tomatis propone un esercizio per capire cosa è la postura di ascolto. Egli lo chiama training audiogeno. Si può assumere partendo da una posizione seduta su uno sgabello regolato in altezza in maniera da avere le ginocchia leggermente più basse del bacino, per favorire il buon posizionamento di quest'ultimo. Con gli occhi chiusi, la testa cerca il suo punto d'equilibrio per favorire un'ottima percezione dei toni acuti presenti nell'ambiente. Si tratterà quindi di mobilizzare adeguatamente la muscolatura dell'orecchio medio. Si inizia immaginando che tutto il cuoio capelluto vada a raccogliersi nella parte superiore della testa, il vertice, che corrisponde al punto di tonsura dei monaci. Fatto questo, le pieghe che solcano orizzontalmente la fronte iniziano a scomparire. Se tutto va bene si ha una sensazione netta alle radici dei capelli, con una percezione di freschezza in questa parte del cranio.

Riuscita questa operazione, si immaginerà adesso di allargare la fronte, tanto come se la pelle volesse toccare le pareti della stanza in cui ci troviamo. Subito dopo portiamo questa pelle a raccogliersi nello stesso punto dove abbiamo fatto uno chignon col cuoio capelluto. Stringendo bene, perché la pelle si tenda. A questo punto se si sono eseguite bene le operazioni e si è mantenuta la testa nella sua posizione indicata all'inizio, le rughe verticali della fronte, se ce ne sono, cominciano ad appianarsi e alcune modificazioni vasomotorie cominciano a verificarsi: il viso si fa rosso e si riscalda, poi perde colore mentre la respirazione si fa più larga e più profonda, più rilassata: essa tende realmente a sbloccarsi, a diventare quello che dovrebbe essere normalmente.

Le palpebre, tenute fino a questo momento volontariamente abbassate si chiudono per effetto del loro peso accompagnate da un tremolio nella loro parte esterna. A questo punto, sempre immaginando, prendiamo la pelle del viso sottostante la fronte e la allarghiamo finche non tocchi anche essa le pareti della stanza. Fatto ciò si porta anche questa parte di pelle a raccogliersi nel piccolo chignon situato al vertice della testa. A ciò andranno ad aggiungersi le due orecchie che verranno a situarsi sulla sommità del cranio.

L'azione a livello della pelle sarà evidente. Si avrà la sensazione che un sottile strato di caucciù sia stato applicato sul viso, tanto l'azione è risentita nei muscoli facciali. E’ come un "lifting fisiologico" che va ad agire su di essi. Inoltre, nel frattempo, il labbro superiore viene lasciato riposare sul labbro inferiore come su un capitello. Si stabilirà così un equilibrio tra i muscoli orbicolari delle labbra e quelli che agiscono sulle loro commessure mentre la mascella inferiore mantiene il contatto con quella superiore senza contrazioni. A questo punto il viso comincia ad assumere un'espressione molto distesa e riposata, come se fosse libero dai segni che le preoccupazioni lasciano sulla pelle. Raggiunto questo stadio (molto piacevole per la verità e tale che chi lo prova vorrebbe mantenerlo per sempre), conservando la quiete facciale, si cerca di percepire l'ambiente circostante. A questo punto ci si accorge che qualcosa cambia. I rumori cominciano a purificarsi, assumono un timbro più chiaro. I suoni gravi si attenuano mentre aumenta la componente di acuti presente in essi. Tutto sembra diventare più luminoso e vivo.

Se si cerca di ascoltare la propria voce in queste condizioni si ha la sensazione di percepirla per la prima volta, più timbrata e ricca di armonici. Si ha, inoltre, la sensazione che sia l'orecchio destro a dirigere l'ascolto e a trascinare l'orecchio sinistro in un punto localizzato al vertice del capo, proprio dove abbiamo raccolto il piccolo chignon. Fisiologicamente questo si chiama punto di fusione.

L'ideale sarebbe che si riuscisse, da quel momento, a percepire la propria voce come se fosse ancorata in quel punto. Questo modo di percepire i suoni e la propria voce ha un suo correlato, se così possiamo dire, psicologico, che è la possibilità di oggettivare meglio i rapporti con se stessi e con gli altri.

È questa la postura di ascolto che assumono i buoni cantanti in maniera inconscia all' accensione della propria voce. Essa è la postura dell'ascolto libero, deliberato, senza vincoli, dove la persona può ascoltarsi e ascoltare senza interferenze provenienti dalle profondità "limbiche" della coscienza.

 

Il suono scolpisce il corpo

 

Il linguaggio perciò indirizza la postura del soggetto verso una certa direzione. Migliore è la qualità del linguaggio, cioè dell'ascolto, dipendendo il primo dal secondo, migliore è l'atteggiamento posturale. Possiamo immaginare il corpo sottoposto all'opera modellatrice del suono, pensando che esso è circondato da stimoli e impulsioni che eccitano continuamente tutti i suoi punti. La somma di queste pressioni finisce per comporre un'immagine integrata del corpo. È molto facile sentire questo immergendosi in una superficie d'acqua agitata. Al tocco delle onde si percepisce meglio il limite del corpo.

Naturalmente esistono zone privilegiate che vengono colpite più sensibilmente dal suono e dal linguaggio, come il viso, la faccia anteriore del torace e del ventre, la faccia dorsale della mano destra fra pollice e indice, la parte interna delle membra inferiori, soprattutto a livello del ginocchio, la pianta dei piedi. Sono, queste, zone della superficie corporea a maggiore densità di fibre nervose

specializzate a percepire gli stimoli pressori. Diventa quindi più chiaro che la verticalità è necessaria al fine di offrire la più grande superficie possibile agli stimoli sonori, se si vuole sviluppare il linguaggio. A detta di Tomatis, la postura verticale non sarebbe poi la migliore in assoluto a questo fine, ma ne esisterebbe un'altra di origine orientale e precisamente l'asana del loto nella disciplina Yoga che (coincidenza?) permette una migliore esposizione delle zone corporee prima descritte, agli stimoli acustici.

È interessante far notare che l'immagine corporea propria può essere imposta all'altro più o meno consapevolmente. A questo proposito Tomatis racconta una sua esperienza in Sud-Africa, con un soggetto balbuziente. Una persona estremamente brillante, affetta da balbuzie molto forte che si accompagnava a movimenti scoordinati. In breve tempo, durante la consultazione, alla quale assistevano altre persone, tutti si muovevano come lui, con gli stessi gesti. Il più sorpreso era l'interprete che era il più coinvolto nel linguaggio di questo soggetto. La sua immagine del corpo era così forte che nel corso della consultazione l'aveva imposta a tutti. Ciò avviene quando la personalità è forte. Alla stessa maniera, un buon cantante ci euforizza: in poco tempo è come se noi stessi cantassimo; il respiro si espande, il viso si distende. In presenza di cantanti mediocri si arriva a soffrire in quanto si tende a fare come loro, si spinge sulla laringe stringendo la gola. Secondo queste prospettive, un dialogo avviene quando due persone si mettono in vibrazione l'uno con l'altro. Secondo Tomatis quello che noi desideriamo trasmettere originariamente non sono i modi, ne dei suoni, ma delle sensazioni profondamente sentite, profondamente vissute in noi dai nostri neuroni sensoriali. Ciò che desideriamo comunicare sono le impressioni tattili che la parola fa correre sulla nostra chiave sensoriale. Senza saperlo, trasmettiamo gli stessi accordi al nostro interlocutore che inconsciamente fa funzionare la propria chiave a immagine della nostra, cosicché entreremo in risonanza.

Una verifica sperimentale sulla compatibilità delle immagini corporali si può fare imponendo a due soggetti delle curve uditive identiche e lanciandoli in una discussione spinosa: molto difficilmente questi entreranno in disaccordo. Dopo si invertono le curve e si inizia un dialogo molto banale: è molto facile che nel giro di pochi minuti le due persone stiano litigando. Ciò mostra fino a che punto il mentale è influenzato dal corpo e quanto questo a sua volta modifichi il linguaggio dal quale è scolpito. L'interazione mente-corpo è quindi reciproca. Quale delle due parti è all'origine del processo d'interazione è difficile dirlo.

 

Postura etno-linguistica

 

Un altro fattore molto importante che influenza l'immagine corporea è ciò che Tomatis chiama l'impedenza acustica del mezzo. Viene chiamata impedenza acustica del mezzo l'insieme delle resistenze minime che l'ambiente offre alla propagazione del suono. Ogni mezzo attraverso il quale il suono viaggia offre una certa resistenza al suono stesso, favorendo o meno il suo passaggio, accentuandone o diminuendone l'intensità su determinate frequenze. Ora, l'aria è il mezzo principale attraverso cui il suono viene trasmesso. La voce, il suono di uno strumento, un rumore, prima di arrivare all'orecchio del ricevente attraversa uno strato di aria più o meno grande in relazione alla distanza tra emittente e ricevente. L'aria però non è uguale in tutte le parti del mondo e nemmeno all'interno di uno stesso paese. Numerosi fattori geografici, climatici, ambientali influiscono sulla consistenza dell'aria in maniera diversa, in diversi punti della superficie terrestre. Tomatis ha girato il mondo per molto tempo con un apparecchiatura molto semplice consistente in un microfono collegato a un registratore e un altoparlante atto a emettere dei suoni identici a una distanza determinata. Analizzando gli stessi suoni emessi dall'altoparlante in diverse zone geografiche, grazie a degli analizzatori panoramici che scompongono i suoni nei loro diversi componenti frequenziali, risultava in maniera evidente che lo stesso suono, in dipendenza del luogo geografico dove veniva registrato, era più ricco di determinate frequenze che di altre; poteva cioè, in un certo luogo, essere più ricco di frequenze acute, in un altro di frequenze gravi, etc. Nello spazio intercorrente fra l'altoparlante e il microfono l'unica cosa a cambiare da un luogo all'altro era l'aria. A riprova di ciò Tomatis ha analizzato un vasto campione di voci di persone degli stessi luoghi ove aveva registrato il suono emesso dall'altoparlante. La corrispondenza delle frequenze era stupefacente; si potevano determinare delle zone linguistiche che non avevano niente in comune con le frontiere socio-geografiche. Si è potuta costruire una geografia acustica abbastanza dettagliata di varie zone geografiche. Immerso in un bagno acustico

particolare l'orecchio comincia a privilegiare le frequenze meglio percepite in quella zona e per via di conseguenza va ad influenzare la fonazione. Certamente i fattori ereditari culturali e sociologici sono da prendere in considerazione, l'influenza dei criteri acustici resta però considerevole .

Qualche secolo fa l'emigrante inglese si è installato sul continente americano dove l'aria vibra maggiormente a 1500 hertz, una frequenza che lui può sentire ma che gli provoca delle sensazioni diverse da quelle a lui abituali.

Poco a poco la sua percezione è cambiata e con essa tutto il suo sistema profondo di risposte uditive e di controreazioni neuronali. Egli ha acquisito un'altra postura, un'altra attitudine, specifica della nuova etnia. Ha modificato il suo comportamento, adottato un approccio psicologico inconsueto. Queste nuove condizioni hanno obbligato il corpo ad adattarsi in rapporto al nuovo universo acustico. La tensione del timpano non è più la stessa. Il sistema nervoso, per essere in accordo con la coclea, è costretto a modificare il suo funzionamento. A sua volta, una parte dell' orecchio medio -in particolare il muscolo della staffa -deve cambiare la propria modalità operativa. Essendo questo sotto il controllo del nervo facciale, i muscoli del viso sono sottomessi a una ginnastica insolita. Il muscolo del martello, che è innervato dallo stesso nervo che comanda la mandibola, sceglie anche lui delle posizioni adatte a questa nuova operatività. I tratti subiscono di conseguenza un lento, ma inesorabile, lifting fisiologico.



 

I PARAMETRI DELLE LINGUE

In seguito alle analisi sopra citate e ad altri studi sul linguaggio, Tomatis va a identificare quattro parametri che permettono di capire meglio il fantastico mondo delle lingue vive. Questi quattro criteri che possiamo definire le caratteristiche di una lingua sono: la "banda passante", la "curva di inviluppo" all'interno della banda passante, il "tempo di latenza" e il "tempo di preparazione" dell'orecchio medio o” precessione”.

 

La banda passante

 

L'audizione umana si sviluppa su uno spettro sonoro che va dai suoni gravi ai suoni acuti, distribuendosi dai 16 Hertz fino ai 16.000-20.000 Hertz circa. Tuttavia, in questo largo spettro di 11 ottave, le frequenze non sono tutte percepite allo stesso modo. Esistono in ogni lingua delle zone preferenziali o bande passanti, entro le quali i suoni vengono percepiti con maggiore nitidezza. La causa di ciò è l'impedenza acustica dei luoghi e degli ambienti. Sappiamo che si parla con un timbro completamente diverso secondo che ci si trovi in una stanza riverberante o in una camera sorda.

Sul continente americano - dice Tomatis - gli abitanti non nasalizzano per piacere. Gli antichi emigranti inglesi o olandesi non si erano certamente invaghiti delle lingue amerinde, caratterizzate da questa particolarità fonetica. Non è la lingua americana che fa nasalizzare. E’ “l’aria del posto”, più ricca acusticamente tra 1000 e 2000 Hertz, che obbliga l'orecchio a adottare la banda passante specifica della nasalizzazione. Parallelamente la lingua francese, che utilizza preferibilmente le frequenze tra 1000 e 2000 Hertz con una zona di massima sensibilità a 1500 Hz presenta anch'essa la nasalizzazione nella sua fonetica.

 

La curva di inviluppo

 

Attraverso lo studio della catena parlata tramite degli analizzatori panoramici e dei sonografi, apparecchi capaci di decomporre i suoni così come il prisma riesce a decomporre la luce nei colori che la compongono, è stato possibile visualizzare le diverse frequenze rispettando quantitativamente i valori relativi di ognuna di esse e individuando le diverse parti di una frase, in frequenza, in intensità e in durata. Sui fonogrammi e sonogrammi così ottenuti è stato possibile trovare le curve di inviluppo dei valori medi delle frequenze incontrate nel corso dell'analisi delle frasi raccolte nello stesso gruppo etnico.

Qualche esempio con le principali lingue europee può chiarire questo concetto. I diagrammi di queste curve sono stati chiamati da Tomatis etnogrammi e mostrano per ogni gruppo etno-linguistico le zone frequenziali di maggiore sensibilità uditiva. In ascissa sono indicate le frequenze, in ordinata sono indicate le intensità (Figure 5a-5d).


Il tempo di latenza

 

Aprire una porta, afferrare qualcosa, grattarsi. .., presuppone uno stato previsionale, un tempo di preparazione, detto di latenza. Quando si decide di guardare qualcosa, si prepara la visione, si mette a fuoco l'oggetto. Prima di raccordare le immagini dei due occhi, prima di mettere perfettamente a fuoco si è stabilito un tempo di latenza.

Nel caso dell'orecchio si tratta del tempo necessario per mettersi all'ascolto. Da una parte all'altra del globo terrestre, noi non tendiamo l'orecchio allo stesso modo. Questo fenomeno, chiamato da Tomatis “tempo di latenza” o “ritardo”, varia secondo le zone geografiche ma anche secondo l'età. Molti bambini irritano i loro genitori quando li obbligano a ripetere due o tre volte la stessa frase. Il loro orecchio non è ancora giunto al ritmo di riconoscimento linguistico degli adulti. Essi hanno un tempo di latenza più lungo del nostro. I pubblicitari conoscono bene questo fenomeno. Nei loro piani pubblicitari essi tengono conto del numero di manifesti attaccati sui muri o della frequenza degli spot diffusi in televisione. Sanno che il loro impatto differisce secondo questi parametri.

Quando si inizia a parlare e ci si prepara ad ascoltarsi - essendo ognuno di noi il primo ascoltatore del proprio discorso - si introduce tra noi e il nostro linguaggio una dimensione, un preparativo perfettamente misurabile e che gioca sul flusso verbale e l'accentuazione. Il tempo di latenza è significativo nelle canzoni, nei canti folkloristici, nei modi di raccontare le storie. Questi prodotti della tradizione infatti ci apportano il ritmo prelinguistico della lingua sul quale va ad agganciarsi la semantica. Dice Tomatis che per la maggior parte dei contemporanei, il fatto che l'ascolto dipenda da una postura del corpo sembra una cosa incomprensibile. Si dimentica però che l'orecchio non si contenta di decifrare i suoni come lo farebbe la testina di lettura di un magnetofono. Esso dispone di un apparecchio, il vestibolo, che induce il soggetto a mettere il suo corpo in una posizione determinata per poter rispondere. Il vestibolo è la sede dell'equilibrio, ma da lui dipendono ugualmente il tono dei muscoli, la loro forza relativa e soprattutto la coscienza dell'immagine corporea. Un tempo di latenza lungo, come quello slavo, rinforza l'immagine corporea. Esso inoltre permette un'analisi più accurata dei suoni grazie all'allungamento del tempo di messa in opera.

Forse non è un caso che molti specialisti di fonetica siano di origine slava.

Tomatis è arrivato a misurare i tempi di latenza di molte lingue e ha potuto constatare quanto questo elemento sia importante come criterio di differenziazione tra esse.

Oggi sappiamo ad esempio che inglesi e spagnoli condividono il primato di rapidità linguistica con 5 millisecondi. Questa performance è facile per gli spagnoli che parlano molto vicino ai suoni fondamentali laringei. Per gli inglesi diventa un tour de force a causa della banda passante acuta che li costringe a parlare con la punta della lingua, a più di 15 centimetri dalla laringe.



Il tempo di precessione

 

L'ultimo parametro da prendere in considerazione nelle ricerche psicolinguistiche di Tomatis concerne un processo di integrazione audio-corporea chiamato “tempo di precessione”. Si tratta in effetti della precessione che manifesta la conduzione ossea rispetto alla conduzione aerea e corrisponde al tempo necessario all'orecchio medio per sintonizzare la tensione timpanica al suono già percepito per via ossea. Esso varia da una lingua all'altra e da esso dipende il diverso modo di reagire ai diversi registri linguistici, facendo adottare al corpo diverse posture per meglio sintonizzarsi ad essi.


LA GEOGRAFIA ACUSTICA

Lingua francese

 

Nel caso del francese si può notare che le zone frequenziali di maggiore utilizzo sono situate una tra 100 e 300 Hertz, quindi nei gravi, e un'altra verso gli acuti tra i 1000 e 2000 Hz con un punto di maggiore sensibilità a 1500 Hz. La differenza di intensità sonora tra queste due zone è di circa 20 decibel. Il picco a 1500 Hz con la caduta relativa verso gli acuti spiega l'apparizione della nasalizzazione in questa lingua. Il francese inoltre, per Tomatis, utilizza la zona di frequenze tipica del linguaggio. Ciò potrebbe forse spiegare, in parte, l’importanza che riveste il linguaggio in sé nella cultura francese.

 

Lingua inglese

 

La caratteristica essenziale del tipo di audizione all'inglese è rappresentata dalla grande sensibilità ai suoni acuti ed un tempo di latenza rapidissimo che vanno ad influire, il secondo sul tempo di emissione sillabica ed il primo sull'immagine corporea concentrata sulla parte alta del corpo.

Si tratta naturalmente della lingua inglese parlata in Inghilterra. Dai 2000 Hz la curva traccia una progressione dell'ordine di 6 decibel per ottava che si prolunga fino ai 12000 Hertz e anche oltre, cosa che

 

 

conferisce a questo tipo di udito una curva di risposta che ricorda quella dei circuiti d'amplificazione di alta fedeltà. La conseguenza di ciò è la ricchezza di sibilanti in questa lingua.

Nella colata verbale di tipo inglese, l'attrazione verso gli acuti di tutto lo schema vocale, per contro reazione uditiva, spiega la dittongazione sistematica delle vocali. Queste, benché esistano nello spettro iniziale, scivolano dal suono fondamentale verso la banda di frequenza situata dopo i 2000 Hz. Infatti la banda passante acuta percepita dall'orecchio inglese, impone per controreazione audio-vocale, una struttura tale che il suono fondamentale che si trova nei gravi per via delle possibilità limitate della laringe (300 Hertz) non può essere mantenuto nella emissione iniziale in quanto non selezionato dall'orecchio. Di conseguenza si assiste di fatto a una scivolata negli acuti che va a produrre la dittongazione. E’ il caso di far notare che la distanza che esiste tra il suono fondamentale -inizialmente lo stesso in tutte le lingue e sempre grave - e la banda passante di una lingua, spiega la differenza, più o meno grande, tra la riproduzione scritta di una lingua e la sua pronuncia. Questa modificazione è tanto maggiore quanto più importante è la differenza. Per esempio lo spagnolo, fissato principalmente sui suoni gravi, si scrive praticamente così come si pronuncia, mentre l'inglese presenta un massimo di distorsione tra la lingua parlata e la sua riproduzione scritta. Confrontando la banda uditiva inglese a quella francese si nota che l'una utilizza frequenze non selezionate dall'altro orecchio e viceversa. E’ risaputo che per l'orecchio francese è difficile percepire l'inglese e viceversa. La lingua americana, che utilizza una banda passante più bassa dell'inglese britannico con una punta di maggiore sensibilità a 1500 Hertz, è percepita meglio dall'orecchio francese che non l'inglese di Oxford.

 

Lingua tedesca

 

La banda passante della lingua tedesca parte dai gravi estendendosi fino ai 3000 Hertz. La sensibilità è più accentuata tra i 250 e i 2000 Hertz con una punta di maggiore permeabilità intorno agli 800 Hertz. La larghezza di questa banda passante permette di integrare con facilità i fonemi che appartengono ad altre lingue, a condizione che si inseriscano nel suo territorio frequenziale.

A questa larga banda passante si aggiunge una caratteristica molto importante dell'orecchio tedesco: un tempo di latenza relativamente lungo. Questo implica una forte spinta della laringe e un notevole coinvolgimento corporeo durante la fonazione, caratteristica di questo gruppo linguistico.

 

Lingua spagnola

 

Caratteristico dell'orecchio di tipo spagnolo è una grande sensibilità ai suoni gravi su una banda che va fino ai 500 Hertz, e un livello di intensità meno elevato in altra zona che va dai 1500 ai 2500 Hertz con una sensibilità molto ridotta negli acuti.

La punta a 250 Hertz introduce, nella reazione audio-vocale la jota, mentre l'assenza di permeabilità negli acuti dopo i 2500 Hertz spiega la pesantezza delle sibilanti spagnole: lo slittamento per esempio della "f' in "h " aspirata. E’ evidente dalla lettura del grafico la difficoltà che incontra mediamente uno spagnolo a integrare le lingue straniere. L'uso preponderante di frequenze basse nella lingua castigliana favorisce un'immagine corporea che investe molto bacino e gambe.

 

Lingue slave

 

I russi e gli slavi in genere dispongono di un'apertura molto estesa del diaframma uditivo, andando dai suoni gravi fino ai più acuti, con una affinità maggiore verso i toni gravi. Questa ricchezza selettiva, contrariamente a quella dei francesi, permette un'ottima percezione dei fonemi delle altre lingue.

Il riflesso audio-posturale del gruppo linguistico di tipo slavo si caratterizza per il modo di tenersi ben piantati sul suolo, per l'ampiezza della respirazione, per il suo modo di emettere dei suoni larghi e caldi, segno di una forte integrazione corporea. Questa dipendente sia dalla larga banda passante che dal tempo di latenza della percezione, abbastanza lungo da favorire una forte presa in carico del suono da parte del corpo.

E’ interessante far notare che ogni gruppo etnico linguistico ha la postura del suo linguaggio, conseguenza della sua maniera di ascoltare.

 



 




La lingua italiana

La curva di inviluppo della lingua italiana, insieme alla particolare zona frequenziale coperta dalla sua banda passante, e ai tempi di latenza e che le sono propri, indica un orecchio molto musicale.

La banda passante, pur non essendo molto estesa, dai 2000 ai 4000 Hz, tocca una zona di frequenza molto favorevole al canto. Non è un caso che parlando dell'italiano si dica che sia una lingua musicale, come non è casuale che il canto lirico sia nato proprio qui. Tra 2000 e 4000 Hz, l'ossatura ha la maggiore risonanza e il suono osseo è quello che un cantante lirico emette quando canta qualitativamente bene.

E’ la laringe infatti che vibrando contro le vertebre cervicali fa entrare in risonanza tutta la struttura scheletrica molto sensibile ai suoni acuti, producendo il suono tipico del modo di cantare all'italiana. Il tutto viene favorito dalla reazione audio-posturale legata all'ascolto di tipo italiano

La musicalità dell'ascolto e quindi della fonazione di tipo italiano è favorita anche dalla ascendenza della curva di inviluppo che sale dai gravi verso gli acuti con una pendenza di circa 6 decibel per ottava fino ai 3000-4000 Hertz, per flettersi poi leggermente verso gli estremi acuti.

Per Tomatis questo tipo di curva è molto vicino a quella che lui chiama l'ascolto musicale ideale. I tempi di latenza e di preparazione tipici della lingua italiana influenzano il tempo di emissione sillabica e quindi il ritmo molto musicale della lingua.